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Chaos Communication Camp 2011

Posted in Security and Privacy on Sunday, August 28th, 2011 at 17:55 No Comments
Chaos Communication Camp 2011

La miglior descrizione di cosa sia il CCC, è quella del wiki ufficiale:

The Chaos Communication Camp is an international, five-day open-air event for hackers and associated life-forms. It provides a relaxed atmosphere for free exchange of technical, social, and political ideas [...]

L’evento si svolge nei pressi di Berlino, ed è organizzato, con cadenza quadriennale, dal Chaos Computer Club: storica comunità hacker tedesca, attiva dal 1981 in difesa di ideali come trasparenza, libertà di informazione e di comunicazione.
Vale la pena di specificare che il termine “hacker” è inteso in senso etico, molto distante dall’accezione negativa comunemente diffusa dai media.

Il primo Camp risale al 1999, ma ne sentii parlare solo a cose fatte. Per questioni varie fui poi costretto a saltare anche le due successive edizioni. Nel 2007 però, leggendo il racconto di Cassandra, decisi che nessun impegno al mondo mi avrebbe impedito di partecipare al CCC 2011. E così è stato.

Ho scelto di andare in macchina, sia perché adoro guidare, che per la mia scarsa attitudine a fare bagagli essenziali. In più, visto che sono un campeggiatore un po’ fuffi, l’auto avrebbe offerto un comodo riparo se qualcosa fosse andato storto.
Come nel 2007, l’evento è organizzato a Finowfurt, 40km a nord di Berlino: la sede è un piccolo aeroporto militare risalente alla seconda guerra mondiale, ancora oggi in funzione come struttura privata, con annesso museo dell’aeronautica. Ampi spazi di cui beneficiare, a fronte di scarso riparo dal vento e di un bollettino meteo a dir poco minaccioso.

Per nulla intimorito preparo i bagagli estivi, quelli autunnali, quelli da campeggio e quelli da nerd. Carico l’auto in modalità emigrante, e parto, portando con me la mia buona sorte. Il viaggio è lungo ma comodo, soprattutto dopo aver superato l’Italia, ed il pezzettino tortuoso dell’Austria: in Germania le autostrade sono larghe, scorrevoli e gratuite. E gli automobilisti sono educati a non occupare a casaccio la corsia di sorpasso. Una vera pacchia. Nel frattempo, seguendo l’hashtag #CCCamp11, ho notizia delle prime tende trascinate in cielo dal vento, in quel di Finowfurt. Pazienza: se picchetti e corde non basteranno, userò i cavi ethernet.

Arrivo a destinazione il giorno prima dell’inizio ufficiale, di pomeriggio, con un buon margine per sistemarmi a dovere. Il posto è fantastico, proprio come Cassandra lo aveva descritto. Anzi, di più, perché stavolta posso vederlo con i miei occhi. La sensazione che ne ricevo mi ripaga subito del costo del biglietto, del viaggio, e di qualsiasi scomodità che la vita da campo mi riserverà nei giorni a venire.
Sembra un po’ il paese delle meraviglie, a partire dal r0ket, il badge che mi viene consegnato all’ingresso: un gingillo tecnologico, parecchio smanettabile, appositamente ideato per l’evento.

La permanenza supera di gran lunga le mie aspettative: oltre 3000 persone provenienti da svariati paesi del mondo, accomunate dalla passione per sicurezza informatica, hacking, sistemi di comunicazione e tecnologie, danno vita a questa piccola isola che non c’è, nervo scoperto del mondo interconnesso. Una specie di Woodstock informatica, in cui conferenze, workshop, e discussione di idee e progetti, si mescolano ad un’atmosfera allegra e informale, condita da musica, cibo, hardware, saldatori, serrature, giochi e giocolieri. Il tutto in mezzo alla natura, tra aeroplani, droni e bunker. Insomma, qualcosa di molto diverso dagli altri eventi del settore. Piove molto spesso e fa un freddo cane, ma è del tutto secondario. Di notte, poi, l’illuminazione conferisce all’ambiente un autentico tocco di magia. Sembra quasi di stare sulla luna, infatti mi sento a casa.

Come molti altri ospiti, ogni tanto faccio un salto in paese in cerca di un bagno confortevole, o di un posto in cui comprare dei viveri. Finowfurt è un borgo di 4500 anime, e l’invasione di 3000 forestieri armati di computer, ha inevitabilmente dato vita a qualche leggenda metropolitana: alcuni pensano che sia in corso un campionato mondiale di videogames, mentre altri, un po’ più preoccupati, sospettano addirittura che si tratti di una enorme riunione criminale. In ogni caso, i negozianti sono più che felici dell’ondata di nuovi acquirenti, e si comportano in modo molto gentile. Però il direttore del Mc Donald’s verifica con cura le mie banconote da 20 euro, ogni volta, magari col dubbio che mi sia portato da casa anche una stampante, oltre al computer. D’altra parte fidarsi è bene, ma non fidarsi è sempre meglio.

Alla fine dei cinque giorni, felice di aver preso parte a qualcosa di così unico, tra vecchi e nuovi amici, smonto il mio piccolo accampamento e inizio a fare qualche considerazione:

1. Applausi all’organizzazione, che ha saputo tirar su una città dal nulla, con tanto di energia elettrica, connessione a Internet, reti wired e wireless, servizio d’ordine, primo soccorso, più annessi aspetti logistici di non trascurabile entità. Ed ai volontari, gli Angels, che hanno contribuito a gestirne i vari aspetti.

2. Applausi all’Italian Embassy, di cui sono stato cittadino, per aver offerto riparo, aggregazione, buon cibo e divertimento non solo a chi ne ha fatto parte, ma anche a chiunque passasse di lì. Non a caso, è stato uno dei luoghi più gettonati dell’intera manifestazione.

3. Applausi ai partecipanti, perché sono appunto le persone, con la loro passione e le loro idee, a rendere così fuori dal comune questo evento.

Dopo il lungo giro dei saluti, mi fermo un po’ in quel che resta dell’ambasciata, giusto il tempo per le ultime supercazzole random, e per qualche chiacchiera prima di ripartire.
Il viaggio di ritorno è sempre quello, sempre scorrevole, ma una sensazione diversa mi accompagna: sono ancora all’estero, in Germania, con appresso bagagli e gingilli, e mi sento ancora un po’ parte del CCC. Solamente molte ore più tardi, rientrando in Italia e trovandomi già in coda, fermo, dopo soli cinque minuti di autostrada nazionale, capisco che l’esperienza è davvero volta al termine.

L’unico cruccio, adesso, è che dovrò aspettare altri quattro anni per la prossima edizione. Nel frattempo guarderò periodicamente foto e video, o tornerò a leggere il nuovo articolo di Cassandra, in ricordo di questa bella esperienza.


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